Classe 1943, Mario Cusolito è uno degli artisti più conosciuti e amati di Stromboli. Appartiene a una delle famiglie più numerose e importanti dell’isola. Quattro fratelli, una vita semplice e dura quale era la vita a Stromboli fino a non molto tempo fa. Ha fatto il panettiere, il pescatore, l’ormeggiatore. È stato anche addetto al “rollo”, lavorava cioè sulle barche che trasportavano persone e merci dalle navi attraccate a largo di Stromboli, quando non c’era ancora nessun molo per farlo. Una barba che non taglia mai per un voto fatto a San Bartolo (unico santo a cui è devoto) per aver salva la vita del figlio quando era ancora un bambino.

in piedi_MCLa pittura è una passione che coltiva da autodidatta da moltissimo tempo. Lo abbiamo incontrato per una chiacchierata informale e questo è quello che ci ha raccontato.

 

– Ciao Mario, parlaci un po’ di te e di come e quando hai iniziato a dipingere.
Ho iniziato 45 anni fa, quando è nato mio figlio. Il mio primo vero quadro l’ho regalato a dei pittori che mi hanno incoraggiato dopo aver visto alcuni miei lavori, le mie prime prove da autodidatta. Io dipingevo “per scherzo”, ma soprattuto un gruppo di pittori romani mi hanno incoraggiato a continuare in maniera più seria. Così la mia prima opera l’ho voluta regalare a loro. Ho iniziato da lì a fare prove su prove con i colori, tutto da solo, senza mai studiare veramente. Ho studiato sul campo, diciamo. Continue prove con i colori, osservando sempre attentamente la natura, soprattutto la vegetazione dell’isola. Porpora e ruggine sono i colori più difficili da creare e su quelli mi sono esercitato tantissimo. E poi il viola, un altro colore per me fondamentale. Sono riuscito a trovare 75 differenti tonalità di viola! La mattina, all’alba, ad esempio, cerco di tirare fuori dalla tavolozza il viola che vedo. Non è mai davvero rosso il colore che si vede all’alba. Sembra rosso ma non lo è, c’è sempre una vena di porpora. E io cerco di riprodurre i colori che vedo.

– Cos’altro ti ispira oltre alla natura?
Mi ispirano anche le persone, la loro esteriorità come la loro interiorità. Alcune persone dentro sono dei mostri, altre che invece all’apparenza sono sgradevoli si rivelano buonissime, come il pane. E allora prendo spunto dalla persona stessa, per come parla o altro. La osservo e dipingo ciò che mi ricorda, non il ritratto, ma un oggetto o un paesaggio che la rappresenta. Dipingo spesso quadri di ispirazione cubista, ma anche altro, come ruderi o piattaforme spaziali. La piattaforma spaziale (indica un dipinto) l’ho dipinta nel ’94. Poi le scogliere, quando tramonta il sole e la luce che le avvolge le fanno sembrare persone, assumono quasi sembianze umane. Ho fatto anche soggetti religiosi, come uno dei miracoli di San Bartolo. Ma sono sempre soggetti legati alle mie isole.

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– Come ti approcci al dipinto? Quali sono le fasi di lavorazione delle tue opere?
Non faccio mai schizzi o disegni preparatori, lavoro sempre direttamente col pennello. Per dipingere preferisco la stagione invernale, anche perché i dipinti in questo modo non rischiano di rovinarsi subito. D’estate possono formarsi delle crepe. E poi a Stromboli d’inverno si vive un’altra dimensione. La gente si avvicina, si stringe. D’estate, con la scusa del lavoro, non si vede nessuno. Preferisco l’inverno anche per questo motivo. Il vulcano non lo dipingo spesso. è anche vero che l’ho dipinto talmente tante volte in passato che sono un po’ stufo… Inizio prendendo la colla di coniglio, una colla speciale, e la passo sulla tela. Volendo si può anche utilizzare l’uovo. Non so cosa sia esattamente la colla di coniglio, forse la utilizzavano gli scarpari per fare le scarpe, una cosa del genere. Do ancora due mani di colla e poi inizio a pitturare. In generale preferisco dipingere con olio su tela, ma utilizzo anche la china. La tempera, invece, non mi piace. Per realizzare un quadro in genere impiego una quindicina di giorni. Spesso ho già in mente quali colori utilizzerò e in quale zona della tela. Il problema è riuscire a ottenere uno stesso colore quando finisce, con la stessa identica miscela.
Dipingo in cucina perché c’è una bella luce, mattina o pomeriggio indifferentemente. Inizio alle 8 e finisco verso l’una, poi il tempo di un bagno e ricomincio. Quando c’è più umidità devo aspettare anche un giorno, un giorno in mezzo.

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– Come ti rapporti col vulcano? Sali più in cima?
Un tempo salivo sempre, eravamo spesso in cima per documentari e film. Noi strombolani abbiamo una sorta di reverenza, un rispetto per il vulcano. Ma un tempo si saliva senza un regolamento e la cima era piena di sporcizia e spazzatura, cose che hanno dovuto portar via con l’elicottero. Non sono salito più. Trovavi anche i topi ad un certo punto.

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– I cambiamenti di Stromboli negli anni hanno influenzato il tuo modo di dipingere?
No, perché la natura suppergiù è la stessa e anche le case.

– La tua pittura nel tempo com’è cambiata, come si è evoluta?
Il cambiamento c’è stato nelle persone, non nella mia pittura. A volte mi dicono di dipingere utilizzando stili che appartengono ad altri pittori, ma trovo che sia una cosa normale assomigliare a qualcuno o a qualcosa quando si tratta di astrattismo. Penso che sia cambiato il contesto in cui dipingo e la mia pittura si sia adattata di conseguenza, senza che me ne accorgessi. Non c’è stato però un vero cambiamento decisivo e dovuto a una decisione di un momento, se è questo che intendi.

– I tuoi quadri sono in vendita?
No, dipingo più per gli amici e i famigliari, ma non vendo nulla. Vengono da megruppi di turisti, soprattutto francesi, per osservre il mio lavoro. Ascoltano in silenzio quello che ho da dire mentre la guida traduce. Gli italiani, invece, parlano tutti fra loro e ascoltano poco. Ho a casanuna sorta di “museo” a cielo aperto, un atelier, in cui mi farebbe piacere ospitare le scolaresche per insegnare la tecnica dell’acquerello, ma l’invito finora non è mai stato colto.

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– I tuoi figli stanno ereditando la passione per la pittura?
Ho due figli, una femmina e un maschio. Solo mio figlio ha provato a imparare a dipingere ma poi ha mollato. Per dipingere bene bisogna esercitarsi di continuo, anche 7/8 ore al giorno. Ci vuole molta costanza. Io lavoro spesso su un quadro, poi magari ne inizio un altro lasciando l’altro in sospeso. Poi mi faccio un bagno al mare, anche d’inverno, torno e ricomincio di nuovo a dipingere. Con l’acquarello non ti puoi muovere più di tanto, è la tecnica più difficile e non c’è margine d’errore.

– Con gli altri artisti che vivono sull’isola com’è il rapporto?
Quando vengono altri artisti a farmi visita anche mentre lavoro a me fa piacere. Se vado io dagli altri a volte sento che c’è disagio e un po’ di fastidio se stanno lavorando a qualche opera, quindi non ci vado più. Un pittore svizzero (FALK) passava ore e ore qui a osservare i miei quadri e a studiare la luce nelle diverse ore del giorno, il suo effetto sui colori dei miei quadri. Io a volte me ne andavo e lo lasciavo solo a gironzolare attorno alle mie cose. Lui faceva collage. Opere enormi di 6/7 metri. Anche Jurgen, che faceva collage. Quando però ha iniziato a dipingere quadretti diciamo più commerciali non mi è più piaciuta la sua opera. Una francese una volta gettò due tre secchi di vernice di colore diversi sul tetto di una casa e li ha stesi con la scopa. Poi ha piazzato una sedia in mezzo al tetto e l’opera d’arte era finita. Ha rovinato tutto il tetto, ha rovinato! (risate)

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– Sappiamo che hai anche partecipato alle riprese di Stromboli – Terra di Dio di Rossellini. Raccontaci un po’ di quell’esperienza.

Facevo il pupillo di Ingrid Bergman a 6 anni nel film di Rossellini. Ero piccolo, biondo, tutto lentigginoso. Mi ricordo quando si lavava col sapone Ingrid Bergman e non c’erano strade, non c’era niente. C’era la scalinata di Fico Grande, ma nient’altro. Quand’è arrivata la “principessa”, come la chiamavamo, hanno fatto il pontile e tantissime altre cose. La Bergman voleva portarmi via per farmi studiare, ma mia mamma non me lo permise. Dopo il film arrivò il turismo. I primi ad arrivare furono i tedeschi che compravano per pochissimo. Poi i francesi. Gli italiani per ultimi. Il film in realtà ha dato sì una spinta, ma il turismo vero è venuto un po’ più tardi, quando la gente ha iniziato a muoversi a prescindere.

panorama MC

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